La passione per i vini e per la vinificazione della Signora del Ciro’

E’ sorprendente quello che le donne riescono a fare e ancor piu’ quello che le donne ‘del vino’ riescono a fare. Vi voglio raccontare la storia di Mariangela Parrilla, la Signora del Ciro’ come mi piace chiamarla! Una donna forte, determinata che ha preso in mano l’azienda di vino di famiglia e l’ha letteralmente stravolta, secondo le sue idee e le sue intuizioni, con una immensa dose di coraggio.

Non sapevo nulla di Mariangela, ne’ dei suoi vini, perche’ non visitavo la zona di Ciro’ da molto tempo. Ma dal momento che la mia amica e collega Emilia Marinig e’ venuta a trovarmi da Londra mentre mi trovavo in Calabria, allora abbiamo approfittato per fare un giro per le varie cantine. Sapevo che era nato da qualche tempo un gruppo rivoluzionario di produttori calabresi con lo scopo ben preciso di risollevare le sorti del Ciro’ e di fare in modo che questo prodotto varcasse i confini calabresi e spiccasse il volo nei vari paesi esteri. A dire il vero esiste anche un’altra motivazione forse ancora piu’ romantica, da ricercare nel fatto che questo gruppo di 8 produttori condividono la stessa filosofia aziendale che riguarda la produzione di vini tradizionali, di piccole produzioni di nicchia e di vini destinati solamente alla ristorazione di un certo livello.

Il gruppo, a cui ha dato vita la mente intuitiva di Francesco De Franco nel 2008, racchiude le seguenti aziende: A’Vita ovviamente, Cataldo Calabretta, Tenuta del Conte di Mariangela Parrilla, Sergio Arcuri, Azienda Scialanga, Assunta dell’Aquila, Francesco Fezzigna, Azienda Romano Vini di Rocco Pirito: il gruppo che io amo ironicamente definire i Ciro’ Boys (non me ne vogliate, nessun riferimento ai Boys di un’altra famosa regione!), ossia i fautori del movimento Ciro’ Revolution. Dei vini di Mariangela sono venuta a sapere davvero per caso: io ed Emilia ci siamo fermate per un pranzo veloce in un locale a Ciro’, molto carino e facciamola un po’ di pubblicita’ che di questi tempi non guasta, A Casalura, dove ovviamente la nostra attenzione e’ stata catturata dalle bottiglie in mostra.

Tra queste, le bellissime etichette e le bottiglie tipo borgognotta, non facilmente in uso in questa regione del vino, ci hanno spinto a contattare Tenuta del Conte, chiedendo di potervi fare visita, dopo qualche ora, avendo poco tempo, ma senza nessuna pretesa di essere ricevute senza preavviso.

Ed e’ cosi’ che ci siamo ritrovate davanti la simpatica Mariangela: al primo sguardo, ho subito capito che si trattava di una donna che sapeva il ‘fatto suo’, in termini di vino, e dopo aver scambiato un paio di considerazioni sull’azienda, Mariangela ci ha portato a degustare direttamente dalle vasche tutta la sua produzione. I suoi vini rispecchiano la sua natura: diretti, schietti, sinceri e soprattutto rispettosi del vitigno da cui sono fatti. Mariangela dirige un’azienda di 15 ettari, che il padre Francesco ha da sempre gestito con vendite solo a livello locale, ma ad un certo punto Mariangela ha deciso di iniziare a sperimentare, prima con le uve in vigneto e poi con la vinificazione in cantina e i vari uvaggi.

Proprio perche’ e’ una donna molto capace, Mariangela e’ il factotum al momento in azienda: e’ responsabile dei vigneti, della cantina ed e’ il volto dell’azienda nei paesi esteri dove sta espandendo le vendite e alle varie fiere di vino in Italia alle quali prende parte instancabilmente. Infatti, i suoi vini hanno trovato facilmente mercato in Giappone, in Germania e spero presto di riuscire a trovare una collocazione per loro nel difficile mercato UK.

La cosa che mi ha colpito particolarmente e’ il fatto che Mariangela lascia i vini in affinamento in bottiglia: questo per me e’ un segno inconfondibile del suo amore per il vino, perche’ lei preferisce dare tempo al vino per armonizzarsi anziche’ cercare a tutti costi di vendere prima del tempo necessario, solo per fare ‘soldi’. Questo e’ stato uno dei punti cardine che mi ha fatto innamorare dell’azienda di Mariangela. Lei coltiva le viti nel massimo rispetto dell’ambiente ed infatti l’azienda e’ certificata biologica ed e’ inserita nel circuito VAN (Vignaioli Artigiani Naturali).

Mariangela inoltre non nega di aver usufruito degli insegnamenti e degli esperimenti di Cataldo Calabretta e di Francesco De Franco che sono degli esperti dei vini Ciro’ e questa e’ un altro indicatore di un’altra importantissima qualita’ di Mariangela, che poche persone possiedono: l’umilta’!

Io ed Emilia abbiamo avuto il grande piacere di assaggiare insieme a Mariangela le nuove annate che saranno imbottigliate quando il loro tempo sara’ arrivato. Vini tutti puliti (perche’ e’ in questa fase che si capisce bene la materia prima), precisi, ognuno col suo proprio carattere ma non ancora ‘pronti’, secondo lo standard di Mariangela. Non dimentichero’ mai con quale cura ed amore Mariangela prelevava i campioni dalle vasche per noi, e come ci descriveva ogni vino: con la dolcezza di una madre, che sara’ pero’ come crescere bene i propri figli, secondo rigorose regole.

Anche se sarebbe affascinante descrivere i vini ‘in essere’, preferisco, per ovvi motivi commerciali, analizzare solo i vini gia’ in bottiglia, nelle annate correnti. Ho saputo mentre mi trovavo in zona che il Consorzio sta lavorando attivamente per elevare il Ciro’ a DOCG, novita’ interessante per la produzione vinicola calabrese.

Il primo vino assaggiato e’ il Ciro’ Classico Bianco DOC (non ci dimentichiamo che siamo nella zona classica del Ciro’), fatto da Greco Bianco, annata 2015. Un vino che mi e’ piaciuto molto per la sua bevibilita’ e freschezza. Dal colore giallo paglierino, ha profumi di fiori gialli e bianchi e aromi di agrumi e frutta con nocciolo. Abbastanza minerale, e’ un vino ben bilanciato, rotondo e fresco; con un bel finale secco, che lo porta ad essere abbinato ad antipasti di mare e risotti ai molluschi.

Il secondo bianco, annata 2015, porta il nome DiverSamente, e spiega bene il motivo per cui siamo davanti ad un bianco diametralmente opposto al primo: prodotto usando lo stesso uvaggio del Classico, con la differenza che il mosto sta in contatto con le bucce per un periodo di circa 48 ore. Da qui deriva un colore giallo oro, con sentori piu’ complessi al naso e reminiscenti di pesca a pasta gialla, e tale complessita’ ne fa un vino da essere capito bene prima di essere bevuto. Il vino colpisce il degustatore per la sua fitta trama di aromi e sapori: vino sapido, ricco di frutta matura che richiama la mela matura, la pera e la pesca gialla, e le spezie in particolare lo zafferano. Riempie la bocca di polpa di succo di frutta matura ma termina con un finale secco e deciso. Un vino che gli esperti definirebbero ‘da sommelier’, perfetto in abbinamento con primi piatti, carni bianche e formaggi di media stagionatura.

A seguire il Ciro’ Classico Rosato 2016, fatto da Gaglioppo in purezza e, reitero qui la grande adattabilita’ del vitigno ad essere vinificato in pink (in molti mi odieranno per aver, seppur scherzosamente, utlizzato questo aggettivo!). Un vino dal colore rubino chiaro, con sentori di fragola, frutti rossi, melograno; tannini fermi e un finale secco. Ottimo in abbinamento con primi piatti strutturati, carni rosse, stufati e ottimo anche da bere come aperitivo.

E arriviamo ai famosi vini rossi, grandi protagonisti delle regioni del Sud, che trovano espressione in terra calabrese specialmente nel Ciro’ Classico DOC. Il Ciro’ assaggiato era l’annata 2014, da Gaglioppo in purezza, e vinificato in modo tradizionale: colore rubino, aromi di frutta rossa matura, prugne, ciliegie, lamponi e more. La frutta e’ intensa, ed e’ accompagnata da spezie, tannini decisi (tipici del Gaglioppo) e attenti a chi sostiene che e’ troppo tannico perche’ si vede che poco ben sa della Calabria e dei suoi prodotti! Fantastico e’ il suo abbinamento con selvaggina, carni da animale da pelo, cinghiale, e alcuni piatti tipici calabresi a base di carne speziata e formaggi a pasta dura.

Il secondo rosso, sempre Ciro’ Classico ma Riserva, annata 2013, attualmente in vendita, dal genuino nome Dalla Terra e’ un vino dal colore granato, con aromi di frutta nera matura, un tocco di erbaceo, spezie, tannini molto prepotenti, rispetto al ciro’ versione base, ma destinati col tempo ad ammorbidirsi. In bocca, sapore di more, ribes nero, vaniglia, cuoio, pelle, spezie, e un finale persistente. Ovviamente siamo qui in presenza di un vino importante, che parla del terroir dal quale nasce, quindi distintivo e unico. Da abbinare a pasta con sugo di cinghiale per esempio, selvaggina, formaggi molto stagionati.

Entrambi i vini rossi di Tenuta del Conte (che e’ in pratica il nome della strada dove si trova l’azienda) non sono sottoposti a invecchiamento in botte: pero’, come sappiamo, il nome riserva puo’ essere attribuito a qualsiasi vino che sia invecchiato, anche solo in bottiglia, per un periodo di 2 anni oltre il tempo minimo necessario per essere insignito della dicitura Ciro’ Classico DOC.

Non tutti i consumatori (e qualche esperto buyer straniero incluso!) trovano facile comprendere il Gaglioppo. Ma questo vitigno e’ cosi’: da prendere o lasciare, da amare o da odiare. Produce un vino che rispecchia il carattere di noi calabresi: deciso, intenso, forte e che bisogna rispettare nella sua natura, altrimenti puo’ diventare ribelle, pungente e a volte persino aggressivo, proprio come i suoi innati tannini!

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