Castello di Potentino: un territorio, non una denominazione

‘I never believed in following fashion’ (Non ho mai creduto nel seguire la moda): e’ questa la frase proferita da Charlotte Holton che piu’ mi ha colpito durante il tasting a Castello di Potentino, prima di Natale. C’e’ sempre un certo fascino quando una donna, aristocratica come poche, parla di territorio, di Toscana, di fare vino, di marketing e di letteratura insieme! Con alcune persone si crea una connessione mentale e di intenti inaspettata e per questo maggiormente godibile.

Charlotte vive da circa 30 anni in Italia ma e’ di origini inglesi ed infatti stare al Castello ti riporta indietro nel tempo. Sembra di vivere nel periodo delle signorine Brontë, proiettati nella casa del romanzo Wuthering Heights che io ho tanto amato.

Charlotte, oltre ad essere una bravissima winemaker, e’ anche una meravigliosa padrona di casa: nel suo complesso residenziale, che ha delle camere per gli ospiti, si possono assaggiare pietanze tipiche con prodotti locali e genuini. Ho avuto infatti modo di mangiare piatti squisiti. Stare al Castello e’ un’esperienza unica: dall’osservare panorami mozzafiato (il monte Amiata, visto dal basso e’ uno di questi!), all’assistere alla preparazione del grano, alle splendide passeggiate nel verde intorno, all’assaporare gli ortaggi freschi, all’incontro con persone che arrivano da ogni parte del mondo per godere dei vini di Charlotte. Insomma, se non ci siete mai stati, ve lo consiglio. E’ un ‘must’!

Per comprendere i vini della tenuta, che e’ molto piccola perche’ comprende solo 6 ettari, bisogna ascoltare la descrizione di Charlotte perche’ lei conosce il territorio meglio di chiunque altro. Il micro-clima e’ perfetto: notti fresche, secche che trasportano aria durante le notti dalle vicine montagne; terreno vulcanico con una componente di scisto; tanta vegetazione; acqua nel sottosuolo; un fiume non troppo lontano; fossili; sedimentazioni marine con scheletro; piu’ di cento strati di terreno:  questo e’ il segreto di questa valle, una Conca d’Oro che rilascia nei vini cio’ di cui essa e’ fatta. Se consideriamo tutte queste caratteristiche, il fatto che Charlotte riesca a produrre un ottimo Pinot Nero non rappresenta piu’ un mistero!

Iniziamo pertanto proprio dall’analizzare il Pinot Nero rosato nell’annata 2018, dal nome Lyncurio: un rosato molto chiaro (e sara’ ancora piu’ chiaro nell’annata successiva, secondo quanto sostenuto da Charlotte!), al naso note di nocciolo, pesca bianca, mandorle fresche. Al palato nota sapide, un tocco di iodato, sapori di gheriglio, mandorle verdi. E poi viscoso e consistente, con una bella lunghezza.

Dopo il Pinot Nero, e’ stata la volta del 2012 Alicante Balaxus, il cui nome richiama un rubino prezioso, proprio come quei rubini che si trovano nell’area vulcanica formatisi anni ed anni fa e di cui persino l’Universita’ di Bra ne ha studiato la storia. Un vino dal colore rubino, appunto, con sentori spiccati di frutta a bacca rossa, salato anche questo, maturato in botti grandi da 50 ettoliri. In bocca presentava sapori di bacca rossa, ciliegie mature, more selvatiche, e un tocco di balsamico sul finale che lo rendeva memorabile.

Charlotte mi ha descritto, con passione, oltre all’area di produzione anche la storia della vinificazione in questa zona che risale agli antichi etruschi e che pertanto rende questo argomento appetibile agli studenti di varie universita’ con le quali Charlotte collabora. E’ proprio in questa valle che vennero create quelle talee utilizzate in importanti denominazioni in altre parti della Toscana ed e’ qui che le viti nacquero circa 4,000 anni fa! Quanta storia e quanta cultura con le quali si puo’ dissetare chi, come me, e’ assetato di sapere.

Charlotte e’ considerata la pioniera di una vinificazione naturale ma il termine naturale in realta’ per lei equivale a vino ben fatto nel rispetto cioe’ della natura…non certo messo in relazione con quelle anomalie che, se molto presenti oggi in un vino, lo rendono ‘trendy’. Avrei potuto ascoltare Charlotte, col suo italiano impeccabile, per giorni consecutivi quando l’ho interrotta mentre stappava il suo Pinot Nero.

Alla domanda di quale fosse la prima annata, ho visto il viso di Charlotte sorridere..’Il 2008, mi risponde. Piantai il Pinot Nero nel 2000. Iniziai dapprima a farlo unendolo a Sangiovese e Grenache, ma poi decisi di far venir fuori l’essenza di questo singolare vitigno cresciuto in questa valle. E cosi’ nacque il mio Pinot Nero, 100%’. Un vino, il 2015 Piropo, che descrivo cosi’: un naso elegante, di frutti rossi polposi ed erbe medicinali. Al palato, una combinazione di sapori: rovo, spezie, cioccolato fondente, molto balsamico. Un vino di un’eleganza spaventosa, ottimo in abbinamento con quaglia e fagiano.

Per capire bene il Pinot Nero di Charlotte, nella sua piu’ alta espressione, e’ stato illuminante assaggiare l’annata 2012. Un vino di 8 anni, con un’acidita’ incredibile, e piacevoli note di iodio, che lo rendevano sapido in modo davvero accattivante. Il colore si presentava piu’ intenso, e al palato dominavano note di frutta matura, tannini decisi che in bocca si facevano sentire, senza risultare ingombranti. Il vino era molto ‘fleshy’ per usare un termine inglese che potremmo definire ‘carnoso’: non ci dimentichiamo che Charlotte usa solamente il processo di pressatura soffice ed utilizza solamente il mosto fiore. In vigneto, viene praticata la lutte raisonnée e, di conseguenza, la pianta effettua un procedimento di auto-regolazione. Molte piante sono ad alberello per cui si ricava maggiore concentrazione di frutto. Tutti elementi questi, che concorrono a far emergere cio’ che questo angolo di Toscana puo’ offrire, al di la’ di denominazioni di origine e gerarchiche piramidi di appellazioni e regole di Consorzio che, in alcuni casi, per la loro difficolta’ sono un ostacolo alla comprensione della denominazione da parte consumatore locale e, a maggior ragione, del consumatore estero.


Ovviamente non poteva mancare l’assaggio del Sangiovese in purezza, in due diverse annate: 2015 e 2011, il vino si chiama Sacromonte. Entrambi erano l’espressione quintessenziale del Sangiovese-entrambi presentavano gia’ al naso una bella eleganza e delicatezza di aromi. Il 2015 sapeva di frutti a bacca nera, erbaceo, con forti sentori di mentuccia e una certa fumosita’ che si sentiva molto sul finale. Tannini non aggressivi ma belli sostenuti. Il 2011 invece presentava una frutta ancora cosi’ viva che lo rendeva molto immediato nonostante fosse piu’ maturo del primo, in termini di longevita’. I vini di Charlotte, infatti, sono freschi e immediati nel bere anche nelle vecchie annate, mantenendo ovviamente la complessita’ dettata dal tempo. Si potevano infatti avvertire ottimi sentori di pelle, cuoio e spezie profumate. A questi si univano persino sapori di erbe e una certa positiva ferrosita’.

Dopo il nostro tasting, Charlotte mi ha raccontato la storia del Castello, da quando venne acquistato nel 1999, alle varie peripezie iniziali e difficolta’ affrontate nel sistemarlo. Oggi esso funge da centro di cultura del vino ma anche un hub letterario dove si incontrano giornalisti, critici di vino e amanti dell’arte del cibo e del vino, provenienti da vari paesi. Non si puo’ comprendere bene quel territorio unico, se non attraverso un’esperienza al Castello, di cui il nostro grande Italo Calvino si rivelo’ profondamente innamorato.

Per essere ospiti al Castello, basta prenotare sul sito: https://book.potentino.com/

Località Potentino, 3, 58038 Seggiano GR

6 thoughts on “Castello di Potentino: un territorio, non una denominazione

  1. Complimenti Giusy hai una descrizione perfetta sia del territorio che dei vini esaltando le qualità di entrambi e mentre leggevo il tuo commento ho avuto la sensazione di bere un buon bicchiere di Pinot

  2. Grazie Giusy
    Da scoprire
    Anche se conosco bene la mia Toscana ci sono sempre incredibili posti ed incontri meravigliosi che ti fanno sentire bene

  3. Brava Giusy
    io non conosco molto la Toscana,ma la tua descrizione, la tua passione nel descrivere il personaggio il territorio e soprattutto l’esaltazione della qualità dei vini mi fa pensare che è il momento di conoscerla.

    1. Giusy cara,
      Un altro incanto.
      Offri a tutti noi un nuovo sogno ad occhi aperti, con tutta la tua professionalità.

      Aspettiamo che tu ci suggerisca la prossima meta.

      Francesca

  4. Complimenti Giusy!
    La tua testimonianza è un susseguirsi di immagini, sapori, odori, in grado di esaltare le doti del territorio, nonché la splendida azienda toscana. Grazie Giusy!

    Stefania

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